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14 marzo 2010
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Alfred Wallis, Schooner
under the Moon
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Quel sorriso,
Federica
Che scintilla nel mio
còre
– Pudìco, come di suore –
M’incapriccia della
fica...
E la voce, roca
eppure dolce
L’animo me lo molce.
Oh fuggevole
pensiero!
Che beccheggia – pare
un veliero
Tra le schiume e i
marosi
Dei miei spiriti
animosi...
| inviato da progettomisteroidocrop il 14/3/2010 alle 23:41 | |
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25 settembre 2009
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Dall’alto della vetta
Illuminata, guardo:
Il mio occhio, un dardo
Lo scaglio senza fretta.
Penso alle selve
Ai vascelli in mare
Ai pericoli, alle belve
Che stanno al limitare…
Rifrange poi la luce
Del sole che s’obliqua
Sul ferro che riluce
D’una fiamma antica.
| inviato da progettomisteroidocrop il 25/9/2009 alle 23:50 | |
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2 aprile 2008
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 Terme di Caracalla, frons scenae
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Oh, possenti e torreggianti Columni, valete anchora! Ma ignora l’antichi possanti Il frullo dei venti? e l’aurora
V’infiamma o no di fieri barbagli? E il sole, impietoso, vi coce? E v’investe dei secoli atroce Uno schianto di magli?
Meglio, buono, il calduccio Un nido, un giaciglio? Burbanzosi sanza cruccio o alla spada dar di piglio?
| inviato da progettomisteroidocrop il 2/4/2008 alle 1:26 | |
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22 febbraio 2008
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 Venere di Cirene, calco in gesso
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Androgino eunuco virago Che menano vivere buffo Che fistole umori ognor vago Androgino eunuco virago! Che schioppan e schioppan: stantuffo Esecrabil che il succo che spania Nel succo esecrabile impania Ne l’ultimo sòl d’Orfeo mago Androgino eunuco virago
| inviato da progettomisteroidocrop il 22/2/2008 alle 0:34 | |
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19 febbraio 2008
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   Trittico di strapiombi
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Se trema violenta dirompe la carne che freme i nervi ch’allenta le viscere che teme.
Terribile assenza sobilla arrovescia una strutta potenza: una lama sghimbescia.
Riverbera il colpo di tenebra e sangue sui seni, sui lombi: strapiombi... latèbra.
| inviato da progettomisteroidocrop il 19/2/2008 alle 22:19 | |
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29 dicembre 2007
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 Attorta, una gomena.
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Rapido laccio gòmena corda: cavi d’impaccio stringi gagliardo.
Altèra donna lacci non teme! Ma d’uncinar codesto lazzo assai – lasso! – mi preme.
Seni ben sodi Turgide tette Zinne e collo di [1] Vizze vecchiette
[1] “còllo di” si pronunci d’un fiato “collòdi”, come il toscano scrittore.
| inviato da progettomisteroidocrop il 29/12/2007 alle 15:26 | |
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11 dicembre 2007
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 Magritte, Il fantino perduto
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Geometrica sineddoche fantino, la fai fessa. Da qua lo vedo che l’immagine muta basta a sé stessa.
Eppure mescersi alla febbrile e nera tensione, escire col guizzo d’una fera
sempre insonne, i nervi fionde elastiche squassare – ambirvi: ardire: scavallare.
| inviato da progettomisteroidocrop il 11/12/2007 alle 10:56 | |
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3 dicembre 2007
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 Una spitotromba in azione, manque poematico
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Sfarfallavo pei campi antenne captanti… orrore! – d’un lampo. (la spirale suggente?)
Dove l’ocelli l’antennucole i segmenti, l’ali belle, scagliose dove i pigmenti?
O spirotromba ubi sei volata? Fil d’erba filo d’ombra mi sei tutta la vita.
| inviato da progettomisteroidocrop il 3/12/2007 alle 0:11 | |
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24 novembre 2007
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 Kafka, disegni
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L’omino sottile s’inangola, stiletta: fa perno lo staffíle braccio-onda: piroetta.
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S’ingobba l’omino con gamba a compasso: la tavola sghemba la posa del lasso.
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Oh, fisicità sfuggente inangolata e schiva! Fosse la testa niente rattratta a punta, fuggitiva…
| inviato da progettomisteroidocrop il 24/11/2007 alle 0:34 | |
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16 novembre 2007
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 Toulouse-Lautrec, nano e viveur
Il nano
Vicolo cieco… cul de sac! Piede di sbieco: patatràc!
Quando riprendo semblante d’umano m’incalza, contento il ceffo di un nano.
(Malefico nano dall’epa mai sazia)
Mi ha in scacco: spiattella feroce (me che stravacco) la sua rivoltella.
Ghigna, sputa cattivo: fa polta di cerebro il ferro nocivo.
Polta grigiastra la vedo, che schifo! Sta lì e ci s’impiastra l’orribile grifo!
Un due tre, saltabecca: abbandona quell’antro con in bocca una cicca più di prima misantropo.
Vicolo cieco… cul de sac! Piede di sbieco: èja èja alalà!
| inviato da progettomisteroidocrop il 16/11/2007 alle 21:54 | |
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9 novembre 2007
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Saverio dalla Rosa, Wolfgang Amadeus Mozart a Verona
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Infante giocoso, Wolfango salisburghese: riattivi la vita ove fosse negata: precipiti gioie fan gorgo strettoie al canto vallata.
| inviato da progettomisteroidocrop il 9/11/2007 alle 2:22 | |
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2 novembre 2007
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 Un ruscelletto scodinzolante
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Un ruscelletto: scorre, rovina il tempo: attento! che l’ora s’avvicina.
Sgonfia il cuore, filisteo! I tuoi crucci, le tue ambasce Io mi ci beo: Il mio core se ne pasce.
Un tuffo dentr’all’acque Fredde, ma chiare: vita vi nacque: il brodo, il mare.
| inviato da progettomisteroidocrop il 2/11/2007 alle 2:26 | |
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29 ottobre 2007
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Benozzo Gozzoli, Cavalcata dei magi, 1459 (affresco della parete est della Cappella dei magi, Firenze, Palazzo Medici-Riccardi)
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Scarnita la roccia il cervo ci zoccola e scappa: gli dà la caccia l’omo a cavallo, e smoccola
(ché non gli nòce): di loro due solo s’ode la voce (e dei rondoni in volo).
| inviato da progettomisteroidocrop il 29/10/2007 alle 2:55 | |
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26 maggio 2007
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 Il colonnello Dax, caricato a molla, pronto al massacro.
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Ebro di gioia come un soldato vado al massacro. Cembali la testa schioppano e rimestano – mescolano gli umori – il sangue in un lavacro.
Fotto la capra mai colla pecora copula sacra neanche una remora.
| inviato da il 26/5/2007 alle 18:11 | |
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24 giugno 2006
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Un'immagine per strofetta.
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Luminescente pallida luna la mente abbruna l’ha presa il Niente.
(Corni d’ariete furor di fiera: abbruna: annera: nubi, piovete!)
Due lucciole stillan la notte la luce: non piane, sdrucciole rime in nuce.
| inviato da il 24/6/2006 alle 20:46 | |
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13 aprile 2006
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   (queste le tre bestioline che il prosimetro strappa dai recessi del possibile)
Ci son giorni nei quali il sole, ricadendo all’orizzonte, si fa palla di fuoco, gittando barbagli aguminati, gli ultimi, attraverso l’aere arrossato, quando il cielo è sgombro d’ogni filaccio di nuvola. Allora, chi s’azzardi a guardarla fissi gli occhi, s’accorgerà dello scempio cromatico cui la stella dà la stura: un cataclisma che suona tutta la scala dei rossi, dei blu oltremare fino ad arrivare, quando il pulviscolo lo conceda, ai verde smeraldini che durano un soffio, il tempo di accorgersene. All’occidente è riservata la parte del carnefice: la luna è una contropartita solo parziale, felici coloro che se ne immalinconiscano! La gazza stride melodie pien d’aculei; un animale, lontano, gnaola; la rana gracida dal laghetto del parco pubblico. Dolci lamenti, invero, che’l fiato della vita brulicante spazza via.
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Là fuora, crepuscolo si risveglia il gatto: il mondo che scolora in gola un urlo è fratto.
Sguarda la finestrella il palazzo dirimpetto: Sandra, lei s’appella al gonfio del suo petto;
occhi lesti quanto lerci s’affisan sui due corpi che scossi dai libecci si danno ai gesti turpi.
| inviato da il 13/4/2006 alle 11:48 | |
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8 aprile 2006
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 (Una lingua debitamente disserrata)
Scontornare le vicende umane è ridurre all’osceno, è togliere dalle roccaforti, niente più sentinelle a guardia del bastione, via lo strato di zucchero velato: ne rimane il putrido, la viscera che tende a marcire: è solo il lavoro indefesso della vita che ne serba le possibilità meccaniche. Che l’uomo si riduca a movimenti meccanici c’è chi lo crede: annoveratemi pure tra costoro, santi uomini invero, benefattori la cui efficacia vale più di tutti gli atti di pietà di questo e del passato mondo messi assieme, perdio! Le arroto le erre: sentitelo più di tutte voi, puttane, che abbisognate di essere irrorate costantemente, voi, infiammate e di carne soda frementi, voi, bagasce, che della meccanica sessuale siete magistre e domine. Il mio cazzo lo erigerò per voi, imperituro obelisco alla gloria della gioia dello sfregamento.
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Guizzi la lingua, ninfetta, a punta, e ti s’umetti: scintilli a saetta che ti fo i miei rispetti.
Con cupidigia dardeggi deh!, la volta dipinga: se alata aleggi foia la sospinga!
Al calor bianco, datti! intieramente: prima che i patti (la Natura) li infranga bellamente.
| inviato da il 8/4/2006 alle 2:24 | |
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25 marzo 2006
 (Aguirre furore di dio, nel film omonimo di Herzog, mentre sguarda una scimia)
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Corrusco l’elmo, Aguirre la scimietta ghermisci: così mi vien da arguire che tu la annichilisci.
Guai, picciola scimia, a chi, come tu fai, diventa metonimia: un urlo sanza i lai.
Liberati, scimiola! lascia Aguirre al su’ furore e tu sguscia, sdrucciola: negati al sacro orrore.
| inviato da il 25/3/2006 alle 21:19 | |
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19 marzo 2006
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 (Maria Sharapova mentre addenta il frutto dalle notorie proprietà anti-crampo)
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Soda banana che penetri l'ore, perché no l'imene ch'esprime'l biancore?
Se' frutto corposo che riempi e soddisfi, nel cavo vizioso u' spesso t'attuffi.
La pancia nutrisci mai vizza né moscia cavalla, nitrisci! ché fatti da brioscia.
| inviato da il 19/3/2006 alle 17:50 | |
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6 febbraio 2006
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(Giovanni Francesco Caroto, Ritratto di fanciullo con disegno)
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Sapido bimbo e beffi spavaldo: tieni da un lembo uno schizzo sghimbescio.
Il crine rossigno t’eleva a diverso: il viso fa un guizzo che corre, m’è parso
da manca alla destra e l’occhio è sbilenco: è lo stilo che inchiostra il tuo vivere adunco.
| inviato da il 6/2/2006 alle 21:56 | |
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28 gennaio 2006
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Ecco le tre immagini, per ordine, che la poesiucola fa affiorare: Pallade (il cui accento parossitono, nel componimento, è pura funzione ritmica), lo zombie, l'uovo alla coque. I versi li si delibi con trasporto da derviscio.
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È che ribolle
quel cavo ch’ossede: punge da doglie far torto a Pallàde.
Scontro, è lo scontro a sobillar trombe:[1] da entro quell’antro non esce che zombie.[2]
Urla: oidocròp! insatirito lo sperma: ovo alla coque tra le terga ove alberga
[1] l'ardito cantante faccia poi attenzione al doppio accento ritmico "asòbillartròmbe" da eseguirsi come rabbuffo che minacci pioggia.
[2] da leggersi come gli si scrive
| inviato da il 28/1/2006 alle 1:32 | |
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26 gennaio 2006

Osip Brik e il suo ragionar formalistico. L’impulso ritmico che erompe nella mente del poeta prima di ogni altro significato: la poesia ne vive. E’ il significante che forgia nuovo significato, straniante financo.
Osip, il tuo nome bisillabo m’ispira come l’agrodolce melassa della melanconia il “poeta in tuta”.
(Mr. Oidocrop)
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Strepiti fremi di gioia nascente: sangue che tumida fatti la mente.
Limpidi i cieli li corri in un soffio: mandi barbagli: è tenebra l’occhio.
Incanto svapora Ti fai machinette! Schizza la sborra la tetta a Alouette
| inviato da il 26/1/2006 alle 23:5 | |
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Progetto Mr. OIDOCROP

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